Il carnevale delle nuvole

RACCONTI

Un giorno qualcuno alzò la testa e la vide lassù. 
Avrebbe potuto nascondersi tra le altre nuvole, ma il cielo era terso e non c'era che lei. 
Il pilota di un piccolo aereo da turismo la vide e pensò che sarebbe stato bello per i suoi passeggeri vivere l'esperienza di tuffarsi di muso dentro quella massa spumosa: sfrecciare all'interno senza vedere niente per poi ritrovarsi di nuovo abbagliati dal sole. 

Piegò la punta in quella direzione e ci si lanciò in picchiata. Quando arrivò al confine, la nuvola non si aprì come erano solite fare le nuvole, ma si avvolse intorno al metallo come fosse un marshmellow. 
L'aereo rimase imprigionato con il muso, e la gente dalla strada indicava con le dita, fino a che tutta la città non fu con il naso all'insù a vedere quella strana nuvola (che a guardar bene era verde) con l'aereo piantato nel bordo e pilota e passeggeri che si sbracciavano dai finestrini. 
Presto vennero avvisate le tv, che arrivarono con le troupe di terra e con gli elicotteri. 
In mondovisione andava questa strana scena, mentre uno degli elicotteri si avvicinava troppo e restava anche lui impigliato. Ora penzolava nel vuoto, tenuto per il rotore da un filo spumoso. 
Grande fu la sorpresa del mondo intero quando il secondo elicottero si alzò oltre e sorvolò la nuvola. 

Sopra c'era una donna. Stava in piedi al centro della superficie e si sbracciava indicando alla troupe di stare lontano. 
Uno dei giornalisti sul mezzo volante, uno che già era stato sui campi di battaglia e mai gli era difettato il coraggio, decise che si sarebbe calato sulla superficie e sarebbe andato a intervistare la donna. 

Attaccato per la cintura e aiutato dagli altri della troupe, delicatamente atterrò sul marshmellow volante. 

Dal basso la scena era impressionante. Una nuvola verde solitaria circondata da decine, centinaia di elicotteri. 

Il giornalista avvicinò la donna. Le scarpe gli risultavano appiccicose e ogni passo gli costava fatica. 

“Buongiorno, ci può dire come è arrivata quassù?” 
Chi ascoltava in mondovisione avvicinava le orecchie al televisore, o alla radio, intanto imprecava per tutti quelli che facevano rumore impedendogli di sentire bene. Dalle casse, infatti, non giungeva solo la voce del giornalista, ma anche quella dei rotori degli elicotteri e, ancora più fastidiosi, gli strilli del pilota e dei passeggeri dell'aereo da turismo. 

Presto però si placarono anche loro, perché altri giornalisti appesi agli elicotteri come ragni a fili di tela, si fecero calare e presero a intervistarli. Allora si ricomposero e davanti alle telecamere iniziarono a raccontare della loro strana storia. 

Anche i giornalisti sull'elicottero impigliato decisero di approfittare e fare un reportage sulla vita ad alta quota in una scatoletta appesa ad un filo, che sarebbe diventato un documentario per National Geographic. 
“Non lo so.” Rispose la donna. “A volte nelle cose ci si trova e non si sa bene perché.”
Dalla terra partì una salva di applausi. 
Il giornalista soddisfatto sorrise in camera.

Su Instagram apparve l'adesivo da mettere nelle stories: "mi ci trovo e non so perché". 
“È un guru.” Iniziò a dire qualcuno. 
“No, è una dea.” Disse un altro. 
“A me fa paura…” Disse uno, guardando il Rolex d'oro mentre telefonava a mamma e papà per sapere cosa ne pensassero. 
“E dove sta andando?” Chiese ancora il giornalista, mentre un aereo iniziava a passare dietro la nuvola con uno striscione che pubblicizzava il nuovo panino di una famosa catena di fast food. 

“Dove mi porta il vento. Non ho controllo.”
Proprio in quel momento una folata di vento fece volare via il parrucchino al giornalista, il quale chiese di bloccare la diretta. 
I colleghi cercarono nuovamente di tirarlo su, ma ci riuscirono solo quando i piedi si sfilarono dalle scarpe, che restarono attaccate alla superficie mentre lui veniva portato via mostrando in mondovisione i suoi calzini a righe rosse e blu. 

Più nessuno si fidò a scendere sul marshmellow. 
Le chiese organizzarono riunioni di preghiera, i politici riunioni straordinarie, il governo stabilì di creare una commissione speciale di cinquanta eminenti saggi per valutare la situazione e riferire in parlamento. 
Le multinazionali organizzarono conference call tra i dirigenti per capire come sfruttare al meglio la situazione.

In televisione la diretta dal cielo era stata sostituita da talk show dove psicologi, criminologi, medici e ufficiali dell'aereonautica esprimevano la propria opinione. 
Si arrivò al tramonto. La protezione civile organizzò il recupero dei passeggeri dell'aereo e dell'elicottero, ma quelli non ne vollero sapere di scendere. Come detto, quello dell'elicottero erano già d'accordo con National Geographic, quelli dell'aereo avevano venduto l'esclusiva a Novella 3000. 
La nuvola intanto, trascinata dal vento, viaggiava verso nord. Se nel pomeriggio era stava avvistata su Roma, al tramonto era vicino a Bologna e appena il sole calò, cambio colore e divenne viola. 
Bruno Vespa invitò in studio, vicino al plastico della nuvola, un eminente grafico, il quale spiegò che si trattava di colori complementari; in buona sostanza, la luce del sole è bianca e noi vediamo un oggetto bianco se questo respinge tutte le radiazioni solari. Un oggetto verde, invece, assorbe le radiazioni che da sole comporrebbero il viola, così come un oggetto viola invece assorbe le radiazioni che comporrebbero il verde. I due colori insieme invece compongono il bianco. 

Dal pubblico scaturì un poderoso wow che rimbombò fino al confine con la Svizzera.

Durante la notte le telecamere mostrarono la donna sdraiata sulla sua nuovola, tutta rannicchiata per il freddo. 
Il mattino dopo un elicottero giallo con la scritta IKEA scaricò sulla nuvola una piccola casetta in legno prefabbricata, mentre un altro con la scritta Nordica scaricava l'ultimo modello di stufa a pallet ad alto rendimento ed un bancale di purissimi trucioli pressati canadesi. 

Bofrost organizzò un lancio di una cassa di surgelati, mentre Whirpool portava il microonde e Eataly una cassa di cibi a chilometro zero (da cui scaturì un enorme polemica per capire come potevano essere a chilometro zero se la nuvola viaggiava così velocemente).
Ferrero sparò una cannonata di Kinder cereali che atterrarono precisi davanti alla troupe della CNN, mentre il Presidente della Repubblica decideva di andare a parlare con lei. 
Arrivò con un elicottero nero e fu calato abbracciato ad un man in black del SISMI; ai piedi speciali calzature con la doppia soletta, in modo da poter andare via ancora con le scarpe addosso, come l'etichetta richiede a un presidente. 

I servizi segreti chiesero il silenzio radio e mai si seppe cosa gli disse. Si sa solo che lei sorrise e sembrò sollevata. 

Con il passare delle ore la nuvola si avvicinò sempre di più al confine. In Italia scoppiò la querelle: chi diceva “ovunque ma non ai francesi” chi “non agli svizzeri o ai tedeschi”. Altri gridarono al complotto: il marshmallow altro non era che un agglomerato di sostanze tossiche che dimostravano l'esistenza delle scie chimiche, create ad hoc da una setta massonica elvetica per creare un'autostrada celeste che non richiedeva dazi doganali.
Alcuni gruppi nazionalisti cercarono di arpionare la nuvola con speciali ganci e corde in carbonio, ma la lei si liberò. I Kinder cereali restavano attaccati. Gli arpioni no. 

Ormai era quasi su Torino quando un gruppo di scienziati pensò che non ci si potesse fare sfuggire un'occasione simile per studiare la prima donna al mondo su una nuvola di marshmallow. Mandarono quindi degli uomini a prelevarla, anche con le cattive se ce ne fosse stato bisogno. E questi la presero al lazo e cercarono di portarla via. Ma appena i suoi piedi si staccarono dalla superficie, la nuvola iniziò a perdere densità e colore. In pratica a tornar normale. 
Tutti gli oggetti che c'erano sopra presero a precipitare e fu un gran bombardamento. 
I più fortunati vennero colpiti dal cioccolato ai cereali, ma in piazza San Carlo si rischiò la strage quando la casa di legno si sfracellò sul Caval d'brons. 

I passeggeri di elicottero e aereo da turismo erano stati dotati di paracadute e questo li salvò. 

Gli scienziati, spaventati, la lasciarono andare. In TV, si vide la donna precipitare e infilarsi nella nuvola che subito lampeggiò; prima viola, poi verde. 

Tutti restarono con il fiato sospeso, temendo di vederla cadere, ma ciò non accadde. 
Mentre tutti attendevano cosa sarebbe successo, una porzione di marshmellow si aprì verso l'esterno come una finestra. 
Lei mise la testa fuori e salutò. Poi fece una linguaccia e chiuse il mondo fuori. 
La sera Bruno Vespa mostrò le immagini riprese con le termocamere, che dimostravano come la nuvola ora fosse cava e al suo interno fossero rimaste la stufa, un tavolo e la cassa di cibi a chilometro zero. 
Durante la diretta, la regia passò una telefonata e Vespa, emozionato, domandò con chi avesse la fortuna di parlare. 
“Mille domande mi avete e vi siete fatti e nessuno mi ha chiesto se per caso avessi con me il telefono…”

Il conduttore non seppe cosa dire, mentre mentalmente prendeva nota di chi dovesse licenziare. 
“Ha già detto in una precedente intervista che andrà dove la porta il vento…” Disse poi, “ma non ha la minima possibilità di manovrarla?”
“Ovviamente no.”

“E quindi che farà?”

“Andrò avanti giorno per giorno, come fate tutti, solo in un posto diverso.”

Migliaia di donne e uomini sospirarono sui loro divani sognando mete esotiche. 
“Sarà possibile venire a trovarla?”

“Credo che la nuvola stia aspettando qualcuno…” Disse lei. “Qualcuno che porti il colore complementare.”

Poi chiuse la chiamata e si lasciò trasportare dal vento.

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